22 Aprile 2020

Semplice come il pane

Alla soglia dei 37 anni c’è solo una cosa che desidero: una vita semplice come il pane. Semplice, che non vuol dire facile; una vita facile è fatta di scorciatoie, non richiede nessuna dote o applicazione particolare e nel lungo periodo la noia, ne sono sicura, prenderebbe il sopravvento. Una vita semplice è fatta di piccole cose che, seppur apparentemente tutte uguali, non sono mai banali e rassicurano.

Vorrei una vita semplice come il pane; circondata solo da persone sincere come il pane e da oggetti indispensabili come il pane; vorrei una casa che profuma sempre di pane appena sfornato e problemi che si possono risolvere a tavola con un pezzo di pane tra le mani e un sorriso sulle labbra.

Invece ho quasi 37 anni e una vita complicata, circondata da persone che mi vogliono bene ma che, senza farlo apposta, mi trascinano verso il fondo; ogni benedetta volta che alzo la testa, mi tirano giù nel loro abisso e soffocano le mie energie e con esse i miei sogni che sono (e lo sono sempre stati) semplici come il pane.

Vivo in una casa troppo piccola e troppo piena di cose inutili e i problemi che devo risolvere ogni giorno, da tutta la vita, non sono i miei e pesano come enormi macigni a cui non basta un pezzo di pane, una tavola imbandita e un sorriso. Loro, questi problemi, sono subdoli e sono sempre pronti a chiederti il conto appena provi (o anche solo pensi) di guardare un po’ più in la e realizzare un sogno. Come se per realizzare un sogno io debba sempre pagare un dazio. Perché? Non voglio una vita facile mi basta una vita semplice come il pane.

Camminare tutta la vita lungo l’orlo del baratro è faticoso, credetemi, e molto pericoloso. Mantenere l’equilibrio richiede doti da funambolo che insegnano solo alla scuola circense e che io non possiedo. A volte mi chiedo come abbia fatto ad arrivata fin qui tutta intera, intatta e da sola. Dove abbia trovato la forza, la motivazione e la determinazione. Forse non è vero che sono tutta intera, semplicemente mi mancano tempo ed energie per rimettere insieme i miei di pezzi perché sono troppo impegnata a mettere insieme e sistemare le vite degli altri.

Tutto questo mi ricorda un film che amo molto: Il favoloso mondo di Amelié. La protagonista si rinchiude in un mondo che esiste solo nella sua testa per la paura di affrontare la realtà; io non ho paura della realtà, non posso permettermelo, ma ogni tanto cerco rifugio in Love.Life.Lunch. e come Amelié preferisco risolvere i problemi, far felici e risollevare le vite degli altri piuttosto che confrontarmi con la mia di vita. Ma è l’unica strada che conosco è quella che ho sempre percorso, fin da bambina.

Ho quasi 37 anni e non ho realizzato quasi nulla nella mia vita perché troppo impegnata nel realizzare le aspettative e i desideri degli altri nella speranza di renderli felici piuttosto che concentrarmi su quello che volevo e che voglio io; troppo fragile per nuotare contro corrente e risalire quando venivo travolta dalla marea.

E così sono arrivata a quasi 37 anni chiusa in casa da 2 mesi a causa di un maledetto virus senza sapere chi sono IO e cosa voglio IO veramente, con la paura di provarci per poi dover abbandonare di nuovo tutto quanto perchè qualche “problema” più grande mi richiama all’ordine e senza avere il coraggio di dire “adesso basta” ma pronta ancora una volta a farmi trascinare giù da chi dice di volere il mio bene; in fondo in fondo dove filtra poca luce e i pensieri, come i sogni, si fanno cupi e confusi. Ho vissuto tutta la vita pronta per gli altri, forse è questo il mio destino, è ora che ne faccia una ragione; eppure volevo solo una vita semplice come il pane.

PH e testo Love.Life.Lunch. 2020 tutti i diritti riservati

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